Pallavicino, Ferrante

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Ferrante Pallavicini o Pallavicino (Parma, 23 marzo 1615 - Avignone, 5 marzo 1644) è stato un letterato, libertino e polemista anti-papale.

Biografia

Entrato nel convento lateranense milanese di Santa Maria della Passione, fu quindi trasferito presso il convento padovano di San Giovanni in Verdara. Tra Padova e Venezia venne in contatto con le tendenze più innovatrici (ed eterodosse) del pensiero filosofico e scientifico del periodo (Cesare Cremonini e Galileo Galilei per es.). Dopo l'uscita della sua prima opera, Il sole dei pianeti (1634) fu accolto nella prestigiosa Accademia degli Incogniti. Nel 1636 pubblicò il romanzo Taliclea. La sua prosa divenne man mano sempre più sferzante contro la corruzione del clero e della politica del tempo: la stesura dei Successi del mondo dell’anno MDCXXXVI gli rese invisi i Farnese, suoi antichi protettori. Con il libello antigesuità La pudicizia schernita, opera stampata nel 1639 e subito messa all'indice, si attirò l'ostilità del nunzio a Venezia Decio Francesco Vitelli nonché dei gesuiti stessi. La polemica anti-gesuitica e anti-papale venne proseguita da Pallavicini ne Il corriero svaligiato.
Nel 1640 soggiornò in Germania al seguito di Ottavio Piccolomini, duca di Amalfi. Dalla Germania, sconvolta dalla guerra dei Trent'anni, passò in Francia e quindi rientrò a Venezia, dove volle stampare clandestinamente e sotto pseudonimo Il corriero svaligiato. Arrestato per ordine del nunzio di Venezia, ma liberato dopo pochi mesi, proseguì la polemica anti-papale, grazie al quale si meritò l'appellativo di "flagello dei Barberini": particolarmente dirette contro la curia romana e la famiglia di Urbano VIII furono le due opere La baccinata ovverro batterella per le Api Barberine e il Dialogo tra due gentiluomini Acanzi. La Retorica delle puttane rappresentava dal canto suo un nuovo libello anti-gesuitico. Con la sua ultima opera, Il divorzio celeste cagionato dalle dissolutezze della Sposa romana, pubblicata nel 1643, raggiungeva il culmine della polemica anti-papale e anti-clericale.
Nel frattempo aveva lasciato definitivamente Venezia e si era spostato tra Lombardia, Ginevra e Francia. Caduto in un tranello fu condotto nel dicembre 1642 ad Avignone, in territorio pontificio. Qui processato, sottoposto ad atroci torture e condannato a morte per lesa maestà, fu decapitato il 5 marzo 1644.

Bibliografia

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]

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