"La Repubblica", 3 aprile 2015

Ricorsi e veleni tre concorsi della Statale diventano un caso

SANDRO DE RICCARDIS LUCA DE VITO

IL CASO che ha creato uno scontro istituzionale tra il rettore Gianluca Vago e l'intero dipartimento di Studi storici riguarda il concorso per la cattedra di Storia moderna, bloccato da più di quattro mesi, nonostante la commissione abbia già selezionato il vincitore. Da una parte, il rettore che non ratifica l'esito della selezione e imputa alla commissione di aver sbagliato le valutazioni, dall'altra i commissari che replicano con lettere di fuoco cariche di indignazione. E il Consiglio del dipartimento che «esprime sconcerto per l'irrituale prolungamento del procedimento di approvazione degli atti».

La commissione sceglie, il 28 novembre scorso, come candidato vincitore Gianclaudio Civale. Il rettore però non ratifica la decisione perché ravvisa «diversi profili di incompletezza, insufficiente chiarezza e contraddittorietà nella definizione dei criteri e nell'attribuzione dei punteggi». Ma contesta anche il punteggio raggiunto da alcuni candidati bocciati elencando corsi, lezioni e conferenze che secondo lui dovevano essere valutate differentemente. La replica della commissione, dello scorso gennaio, è durissima. I tre professori contestano che la valutazione spetta soltanto alla commissione. Notano che, nei rilievi del rettore, si fa riferimento a saggi e volumi, tra cui una pubblicazione vincitrice di un premio internazionale, da parte di un candidato escluso, che però non sarebbe stata prodotta al concorso. In più, contestano a Vago di non poter entrare nel merito della valutazione dei commissari, gli unici a poter decidere il valore dei titoli. Accuse che vengono ripetute anche in lettere successive, le più recenti il mese scorso. Secondo i commissari, i rilievi del vertice dell'ateneo denoterebbero una scarsa conoscenza non solo dei candidati, ma anche delle procedure seguite durante la valutazione.

Anche dopo questo scambio infuocato di lettere, la situazione non si sblocca. Tanto che anche il Consiglio di dipartimento, in una lettera di lunedì scorso, esprime «sconcerto per l'irrituale prolungamento del procedimento di approvazione degli atti, oltre i termini stabiliti dal regolamento dell'Ateneo e per la mancanza di comunicazione in merito». Chiede «con urgenza di essere informato in merito all'approvazione degli atti» relativi al concorso bloccato. E infine segnala «con viva preoccupazione, che il perdurare della mancanza di comunicazioni al riguardo sarebbe ulteriormente lesivo degli interessi scientifici del dipartimento».

Anche a Veterinaria c'è un concorso che sta facendo discutere e in questo caso la lotta è tutta interna al dipartimento. Si tratta di un posto da professore di seconda fascia per il settore scientifico disciplinare Vet 05, in Immunologia e Microbiologia. Il bando è uscito l'estate scorsa, ma fin dalla stesura del testo qualcosa è andato storto: secondo alcuni docenti la dicitura riportata nel bando, infatti, era diversa da quella approvata in consiglio di dipartimento. Tanto che nelle riunioni tra professori di Veterinaria, la vicenda è stata sollevata. Con liti furibonde tra accademici, finite nero su bianco nei verbali delle riunioni, e con al centro delle polemiche il direttore del dipartimento Luigi Bonizzi. Al bando si sono presentate tre candidate e, al momento delle due prove orali, la situazione si è fatta ancora più tesa. Il giudizio finale, infatti, ha visto dividersi i tre commissari — uno dei quali era lo stesso Bonizzi — che avevano il compito di valutare le tre candidate sia sulla base delle prove (la simulazione di un seminario e di una lezione) che sui titoli presentati. Con un risultato paradossale: la decisione finale sulla vincitrice del concorso, si legge nel verbale, deriva principalmente dalla valutazione dei curriculum e dei titoli, mentre la prova didattica non è stata soddisfacente. Motivi per cui, in questo caso, il rettore Vago ha chiesto chiarimenti alla commissione chiedendo di modificare punteggi e criteri della decisione.

Ma forse la vicenda più dolorosa riguarda un terzo concorso, quello per un ricercatore in Storia del teatro e dello spettacolo del dipartimento di Lettere. Si tratta dell'ultimo posto in Statale per la figura di ricercatore a tempo indeterminato abolita dalla riforma Gelmini. Bandito nel dicembre del 2009, tra ricorsi e appelli è ancora tutto bloccato. Una prima sentenza del Tar nel gennaio del 2012 aveva dato ragione all'esclusa, Annamaria Monteverdi, decisione confermata poi anche dal Consiglio di Stato nel maggio dello stesso anno. Con una nuova commissione e una seconda selezione — e il medesimo risultato — era stato presentato un nuovo ricorso, anche questo vinto dalla Monteverdi: era il 26 febbraio del 2013. Oggi è ancora tutto fermo. A ritardare ancora l'esito finale un errore nella nomina della terza commissione, visto che uno dei docenti individuato era in pensione. E a quasi cinque anni dalla pubblicazione del bando, quel posto rimane ancora vuoto.

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Quello per la cattedra di Storia moderna, bloccato da più di quattro mesi, ha portato allo scontro tra rettore e dipartimento

POLEMICHE

I concorsi nel mirino riguardano Storia moderna, Veterinaria e Storia del teatro e dello spettacolo

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]

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